domenica 12 ottobre 2008

Alonso e il suo strano tifo

Fernando Alonso ha vinto il suo secondo Gran Premio consecutivo, dimostrando di essere sempre un grande pur senza guidare una macchina estremamente competitiva. Fin qui tutto bene perché è sempre un piacere applaudire un pilota della sua levatura, ma come uomo, diciamolo, vale davvero poco. Piccolo, non solo di statura, perché ha come soprannome “nanu”, ma anche come personalità. Uno che a fine gara dice: “Ora voglio aiutare Massa a vincere il titolo con la Ferrari”, è da ufficio indagini. Nel calcio succederebbe, anche se poi alla fine mai nessuno ha avuto punizioni esemplari. Si sa che Fernando ha ormai firmato per la Ferrari, può essere già nel 2009, con il benservito a Raikkonen, che non ha mai detto chiaramente che aiuterà Massa, ma che potrebbe farlo qualora ce ne fossero le condizioni.

Possiamo capire la vendetta di Alonso nei confronti di Hamilton e la McLaren, dove lui dice di essere stato trattato male, ma Alonso si è dimenticato che lui è un professionista, o almeno dovrebbe esserlo e che non può dire chiaro e tondo che aiuterà un altro concorrente a scapito di un collega, pur odiato come Hamilton. Attualmente non è ancora un pilota Ferrari a tutti gli effetti e poi dovrebbe anche riflettere sul suo ruolo futuro. Visto che probabilmente a fargli posto sarà Raikkonen, un Massa eventuale campione del mondo danneggerebbe anche l’asturiano. Con che criterio Massa gli lascerebbe la leadership nel team con il numero uno sulla sua macchina? Ed Alonso è uno alla Schumacher, io e nessun altro.

Ci spiace che in ogni finale di mondiale di F1 ci siano sempre sospetti e giochi bassi che nulla c’entrano con lo spettacolo in pista, che si debba sempre adombrare che il mondiale non viene vinto sui tracciati, ma a tavolino. Hamilton sarà presuntuoso, ma lui è un talento che lotta sempre sull’ultimo cordolo dell’ultima curva dell’ultimo giro. E’ un generoso che viene tartassato continuamente, forse anche perché è nero. Insomma, se nel calcio si urla al razzismo dilagante, perché non pensare che anche in F1 sia così? Che Hamilton non sia accettato per via del colore della sua pelle, primo nero a salire su un bolide di F1 e per di più con una delle monoposto migliori del lotto. Invidia? Non solo, anche razzismo e chi non vuole vederlo sotto quest’ottica pecca in superficialità. Per un presidente Fia che si fa beccare in un video sadomaso con tanto di identità nazista, anche se Mosley ha negato l’evidenza, che gli ha permesso di restare in sella al massimo organismo politico della F1, è difficile non pensare che ad un personaggio come lui Hamilton possa dare fastidio, pur essendo inglese di nascita. Non facciamo finta di nulla, a molti che un “nero” diventi pure campione del mondo di F1, dopo aver “occupato” uno dei posti più ambiti , non fa piacere. Ad ogni minimo errore viene castigato con le penalità, mentre ad altri non succede. Addirittura in Giappone hanno penalizzato Bourdais, per non aver fatto nulla di proibito contro Massa, solo per regalare un punto in più al brasiliano in chiave mondiale.

Io amo la F1 da anni e domenica mattina mi sono svegliata alle 6,25 per guardarmi la corsa, ma quando a Lewis hanno dato il drive through ho spento la tv. Ho capito che era inutile perdere altre ore di sonno per una farsa.

martedì 7 ottobre 2008

Grazie a dio è venerdì

La neonata associazione Fota, che raggruppa tutti i team di F1, sta già escogitando della succose novità per la prossima stagione, dove l'argomento principale è il business. E' ormai inutile pensare alla F1 solo come sport temerario, fatto di cavalieri a quattro ruote che rischiano la vita andando ai 350 km/h. In pista può sempre succedere qualcosa di eclatante, come rompersi un motore, un pilota che va a muro e l'altro che taglia la chicane, ma il resto sono solo affari. L'argomento principe della F1 è il denaro, che viene prima della cosiddetta "gnocca", che ora pare spopolare meno.

La notizia della settimana, visto che Alonso ancora non è passato alla Ferrari (anche se i bene informati dicono abbia già firmato), è che si sta escogitando di rendere le prove del venerdì più eccitanti. Come? Mettendo in palio un milione di dollari a chi sarà il più veloce nella seconda sessione, accorciata a soli 45 minuti. Una soluzione non molto etica, vista l'altisonante cifra e sapendo che i piloti non guadagnano proprio un tozzo di pane. E' impossibile pensare solo allo sport slegato al business ma, visti i tempi che corrono, mettere in palio un milione di dollari per un giorno di test liberi, dove le scuderie provano i vari assetti per affrontare gara e qualifiche, pare assai fuori da ogni logica. Il tutto poi per compiacere le tv, che danno in diretta praticamente il nulla di quello che succede il venerdì, se non mettere in onda qualche immagine simpatica catturata qua e là.

Il cosiddetto premio alla pole provvisoria oltretutto non segue la linea delineata dalla FIA, che sta facendo di tutto per diminuire i costi dove si sono già presi degli accorgimenti, come limitare i test liberi durante l'anno e congelare lo sviluppo dei motori. Sarebbe più corretto invece dare qualche premio di classifica, mettere dei punti in palio per la classifica piloti, una soluzione più in sintonia con una certa deontologia sportiva. Lo spettacolo ne gioverebbe, perchè sarebbe un buon incremento punti anche per chi magari fa fatica a conquistarne in gara. Proprio in questi giorni si sta discutendo di distribuire meglio la ricchezza in F1 per permettere ai team minori di sopravvivere, per cui dare punti extra aiuterebbe anche sotto questo aspetto. Qualcuno inoltre potrebbe avere qualcosa da ridire sulla moneta: un milione di dollari oggi vale meno che in euro!

domenica 15 giugno 2008

Italiani, fatevi furbi

A sentire i commenti dei nostri esimi cronisti italiani a Euro 2008 c'è da mettersi le mani nei capelli. E' proprio vero che il calcio ci rappresenta e spesso nel modo più becero e schifoso di questa nostra Italia.

A tener banco è la presunta combine tra Olanda e Romania, con gli olandesi già qualificati. Possiamo dire che è stata fortunata la Romania nel sorteggio a beccare, all'ultima partita del girone, gli Orange, ma quando sono stati fatti gi abbinamenti non si sapevano ovviamente i risultati. I giocatori effettivamente hanno smorzato queste presunte congetture, perchè sono più furbi di questa marea di pseudo giornalisti che sono agli Europei o nelle varie trasmissioni tv, alcuni pagati da noi che, non capendo nulla di calcio giocato, fanno solo gossip.

Intanto Calciopoli è una vergogna tutta italiana e non olandese, poi che esista la corruzione ovunque questo è un dato di fatto, ma a livello di percentuale noi non siamo inferiori a nessuno ed è anche vero che salendo verso nord si trova sempre maggior serietà rispetto ai paesi di area latina o mediterranea. Ma non è una questione geografica, quanto di cultura e da noi manca quella sportiva, dove si deve vincere ad ogni costo e se si perde la colpa è sempre degli arbitri o perchè non c'è trasparenza da parte degli avversari. Da che pulpito viene la predica, verrebbe da dire.

Insomma, in mezzo a questa catastrofe italiana tra politica ed economia, con la Robin Hood tax il cui nome fa solo accapponare la pelle, ma da quando in qua Tremonti toglie ai ricchi per dare ai poveri, dalla militarizzazione delle grandi città, c'è ancora tempo per dire queste castronerie su Euro 2008? Ma siamo mica ai tempi di Pertini e Bearzot, dove c'era un buon motivo per sentirsi orgogliosi dell'Italia.

Mi farebbe un tantino schifo vedere Schifani, un nome che è tutta una storia, Bonaiuti, Bondi, Berlusconi, Gasparri, La Russa e così via con lo scempio, a festeggiare un Europeo che l'Italia intera non merita. Perchè se è proprio vero che il calcio è la metafora della vita, in questo momento quello italiano è l'immagine perfetta della nostra nazione, dove mai nessuno fa mea culpa e si prende le proprie responsabilità. Per cui dico forza Olanda, perchè è una squadra eccellente che mi ha fatto divertire, ma dico anche forza Francia, perchè la mazzata più bella per gli Azzurri sarebbe che vincessero sì gli Orange per rassicurare tutti sulla loro integrità morale, ma allo stesso l'Italia venisse beffata da una Francia che non mi è particolarmente simpatica, ma lo è sempre più di quest'Italia.

sabato 14 giugno 2008

Facciamo finta di niente contro i naziskin degli stadi

Secondo Platini e la Uefa tutto sta filando liscio a questi Europei riguardo al comportamento del pubblico. In effetti, ad occhio, tutto sembra proseguire nel migliore dei modi, ma come spesso succede, c’è sempre un sottosuolo di schifezze che si cerca di tenere nascoste per il bene pubblico, perché si sa che violenza attira violenza. Ma le notizie non vanno taciute e nemmeno minimizzate, per evitare che certi fenomeni si propaghino senza prendere seri provvedimenti prima che i fatti diventino troppo gravi. Da tempo si dice che un certo numero di curve, in tutta Europa, siano sempre più in mano ad estremisti di destra e la conferma arriva proprio da Euro 2008. Ne ha parlato Roberto Beccantini prima di addentrarsi nella cronaca di Germania-Polonia, ne hanno fatto cenno altri, ma la questione è rimasta sospesa, come certi fatti fossero apposta isolati per diventare terra di nessuno, zona franca senza regole. D’altronde il fatto che Max Mosley abbia ottenuto la fiducia dai membri della FIA dopo l’uscita pubblica di un video che lo ritrae in pose sado-nazi, la dice lunga sulla non punibilità di certi gesti.
Ci ha pensato il Governo svizzero, neutrale per eccellenza, a denunciare che è stata censurata la violenza dall’Uefa. Motivo? L’organo politico del calcio europeo ha volontariamente evitato di mandare in onda delle immagini di violenza perpetrata da 140 neonazisti tedeschi, poi arrestati, che inneggiavano ad Hitler durante la partita dei loro beniamini contro la Polonia, urlando ai polacchi “ebrei”. Ma altre immagini sono state per così nascoste, tra cui un fumogeno acceso nella curva dei croati, più altri fatti successi in questi giorni e non mostrati.

La Uefa si è difesa dicendo che le trasmissioni non dovevano essere una vetrina per i violenti, come ha asserito un suo rappresentante, Pascal Voegeli. Per la cronaca le immagini di Euro 2008 sono a carico di una società che si chiama Euro 2008 SA.

Morale, quando Platini, presidente Uefa, dice che tutto sta procedendo bene va creduto a metà: negli stadi, occhio e croce lo spettacolo sugli spalti è stato buono, ma sotto, sotto qualcosa non ha funzionato ed è meglio raccontarlo che far finta di niente. Il Mondiale 1978, organizzato in Argentina, si giocava a due passi dai campi di concentramento della dittatura di Videla, i tristi luoghi dove si torturavano gli oppositori del regime, che divennero tristemente noti come “desaparecidos”, non solo ammazzati, ma anche fatti sparire come corpo e identità. Non è il caso di questo Euro 2008, ma nascondere la verità è sempre sintomo di poca chiarezza che qualcosa si nasconde dietro ad una vetrina senza ombre apparenti.

martedì 3 giugno 2008

La FIA assolve il nazismo

Soldi, potere, faccia tosta, arroganza e vergogna, sono queste le prime parole che vengono in mente dopo che la FIA ha dato fiducia a Max Mosley, messo alla gogna da un video hard in cui simula un festino sessuale dentro ad un campo di concentramento nazista. Posto che quello è stato un fatto privato, una volta venuto a galla rimane difficile scindere quelle immagini dalla vita pubblica dell’interessato. Persino Bernie Ecclestone aveva chiesto le dimissioni di Mosley per non arrivare alla riunione straordinaria della FIA, ma il presidente rimasto in carica aveva declinato l’invito dell’amico o ex, probabilmente consapevole della sua vittoria ai punti. Qualsiasi capo d’azienda si sarebbe dimesso il giorno dopo lo scandalo, Mosley no, sembra invulnerabile, come Sigfrido uno degli eroi della saga dei Nibelunghi che in un certo senso ispirò non solo Wagner, ma anche il nazismo. Se il Processo di Norimberga aveva condannato la Shoa e i capi storici di Hitler, la FIA, 63 anni dopo, ha assolto il figlio di Oswald Mosley, uno dei capi inglesi del fascismo, amico di Goebbels e di Mussolini.

Max Mosley è sempre stato a fianco del padre, fedele alle sue idee, dunque ha sottoscritto in pieno le discutibili tendenze politiche , passando poi a sostenere il Partito Conservatore britannico. Dunque è inutile far finta di nulla e accettare le sue giustificazioni, dove ha ammesso il festino sado maso, ma non a sfondo hitleriano. Lo sport dovrebbe essere un esempio, soprattutto per i giovani e di certo Mosley non ha dato degli input positivi in questo senso, anche se la F1 non è lo sport più semplice e candido da seguire. Ma è davvero vergognoso che uno sport seguito da miliardi di spettatori tv possa avere come suo massimo dirigente uno come Mosley. A parte il potere immenso che ancora conserva (e questa è la conferma che le reminiscenze nazi-fasciste sono tutt’altro che passate), Mosley e la sua assoluzione rappresentano uno dei più grandi scandali dello sport, dove la spy story dell’anno scorso sembra più una barzelletta che un fatto triste ed increscioso.

I più indignati sono stati proprio i tedeschi, l’Automobile Club della Germania ha infatti lasciato la FIA dissociandosi così dalla decisione. La conferma è stata schiacciante: 103 voti a favore, 55 contro e Mosley è rimasto presidente, con la carica che scade nel 2009, ma si ventila già l’ipotesi che possa ricandidarsi, magari riottenendo la fiducia per un altro lungo mandato. E’ chiaro che il motto tanto caro ad Andreotti: il potere logora chi non ce l’ha, contagia tutti. Non importa perdere la faccia a livello mediatico, essere indesiderato ovunque, al punto che a Montecarlo hanno consigliato a Mosley di non presentarsi alla premiazione, l’importante è mantenere ben saldo il proprio potere e fare i soliti sporchi giochi di chi lo sostiene. Ora tutti sono legittimati a fare il saluto romano, a farsi ritrarre con il frustino in mano e un cappello della Gestapo in testa, per evadere dalla noiosità quotidiana. Tutti saranno assolti, anche la piaga di una delle pagine più agghiaccianti della storia di tutti i tempi.

martedì 27 maggio 2008

Hamilton vince a Montecarlo, teatro delle prodezze di Senna

Il pilota inglese della McLaren, a poco più di un anno dal suo esordio in F1, ha conquistato la gara più importante della stagione, quella che da sola può valere quasi un mondiale: il Gran Premio di Monaco. Lewis Hamilton sarà stato anche fortunato, ma ha guidato in condizioni al limite della praticabilità, ha sbagliato e fatto tesoro di ciò, rientrando ai box su tre ruote, un fatto che, ai tempi di Villeneuve, fece clamore e anche tenerezza per la generosità del campione canadese, anche se il tragitto dell’inglese è stato più breve. Il pilota britannico nelle libere di venerdì aveva messo in mostra tutta la sua abilità facendo un giro da urlo, praticamente perfetto, senza sbavature. Su Youtube fino a domenica si poteva trovare ancora il video, cancellato poi a causa del copyright, queste sono le insolenti leggi del business targato Ecclestone, dove non si muove foglia dalla F1 senza che si debba pagare pecunia.

Lewis Hamilton, sul traguardo, ha pensato al suo grande idolo, Ayrton Senna, il re di Montecarlo, dove vinse sei volte e avrebbe potuto ancora incrementare il suo bottino se si fosse potuto cancellare dal calendario quel maledetto primo maggio 1994. Venticinque giorni prima della prodezza di Hamilton, è proprio caduto il 14esimo anniversario della tragedia che pose fine alla vita di Senna. Riguardando i video sparsi per la rete sul campione brasiliano, per fortuna non cancellati dalle odiose leggi del business, c’è ancora da emozionarsi nel vederlo sfrecciare per le strade del Principato, che percorreva ad occhi chiusi, nel vero senso della parola. Ayrton studiava alla perfezione il circuito, per poi sfidare il suo intuito lasciandosi guidare dal rumore del suo motore che lo accompagnava come una melodia.

Ayrton a Montecarlo è stato ricordato anche dal nipote, Bruno Senna, che è andato a prendersi la vittoria in Gp2, sul circuito dove il famoso zio impazzava. Dunque questo Gran Premio di Monaco 2008 in parte è stato all’insegna di Senna. In questi 14 anni in cui siamo stati orfani delle prodezze del brasiliano, più volte si è cercato un suo erede, ma nessuno, da Schumacher ad Alonso, per citare i più grandi dopo di lui, ne sono stati all’altezza, non per la guida, dove ognuno impone il suo stile personale, ma nella personalità. Hamilton è diverso, come lo era Senna, a tratti sembrano persino antipatici, perché troppo sicuri della loro grandezza, ma emanano un fascino diverso, quello che distingue un campione dalla leggenda. Si dice che Hamilton compia ancora troppi errori, anche Senna non ne fu mai esente, ma il bello è proprio qui, non essere robot ma dare spettacolo. In fondo nella mente della gente rimane sempre colui che emoziona di più, sbaglia, ma poi compie imprese storiche. Villeneuve non ha mai vinto mondiali eppure è ancora lì, nel cuore di tutti, come Senna.

mercoledì 23 aprile 2008

Quanta testardaggine Mr. Mosley

Max Mosley, nella sue estrema tracotanza, ha ammesso che è vero, è un tipo un po’ strano nella sua vita sessuale, ma quelli sono affari suoi. Come dargli torto, la vita privata non dovrebbe essere messa alla gogna pubblica, ma ormai il fattaccio è emerso e bisogna prenderne atto. La questione, quella che non entra nella testa del presidente Fia è che sotto accusa non è la sua vita sessuale, bensì l’uso di metodi nazisti, in cui si mimano i comportamenti dei campi di concentramento ebrei. E’ questo il punto della discordia, pardon della vergogna. Un plauso lo merita Mark Webber, l’unico pilota che finora è uscito allo scoperto dicendo che Mosley non può più rappresentare la F1. Ma lui, l’uomo d’acciaio ed inossidabile della F1 mantiene il suo aplomb come nulla fosse successo, a dispetto delle critiche che gli piovono ovunque, si difende e vuole restare in sella alla Federazione mondiale, che non rappresenta solo la F1, questo sia chiaro, ma tutti gli sport motoristici, anche se la più danneggiata è la F1, perché la più famosa e seguita dal mondo intero.

Mosley non solo non se ne vuole andare ma intende anche rifarsi l’immagine, infatti ha assoldato uno dei massimi esperti inglesi di public relation, Phil Hall, che in precedenza ha lavorato per Heather Mills, l’ormai ex moglie di Paul McCartney. Il fatto in sé fa quasi sorridere perché tra le immagini ormai viste e riviste, le polemiche sorte con la richiesta da parte di tutti che Mosley se ne vada, lo stesso pensa a modificare la sua immagine, ormai sfigurata da uno scandalo senza precedenti nel mondo della F1. Probabilmente Mosley è talmente potente che può rimanere al timone della FIA a dispetto delle critiche e anche di una conduzione, al di là di quanto successo recentemente, che ha sempre fatto acqua da tutte le parti.

In questi giorni è venuta fuori una F1 quasi bacchettona, cui tutti devono dare il buon esempio per attirare sponsor e non farli scappare, per un’immagine di sana competizione, che vive sullo spettacolo e l’agonismo serio e altamente sportivo, ma effettivamente non sempre è così. Non si può dire che un ambiente sia così “esemplare” quando girano un sacco di soldi, succedono fatti come la spy story dell’anno scorso e vigono alcune regole di dubbio consenso tecnico. Dunque una certa ipocrisia c’è da ambedue le parti, anche da parte di chi chiede la testa di Mosley. Il problema fondamentale non sono le abitudini sessuali, che restano nell’intimità dell’individuo, ma perché di mezzo c’è apologia di nazismo, bandito in tutta l’Europa. Chiunque al posto di Mosley sarebbe stato zitto e avrebbe dato le dimissioni il giorno stesso, pur chiedendo i danni sacrosanti dell’invadenza mediatica nella vita privata. Invece Mosley sembra quasi gratificato di tanto clamore nei suoi confronti.

Fa discutere altresì la posizione di Jean Todt, che ha difeso Mosley, auspicandosi che resti ancora a lungo presidente FIA per altri anni, ma si sa, forse i tifosi della Rossa non se ne sono mai accorti, ma la Ferrari ha ottenuto molti riguardi da Mosley. La cosa che però stride maggiormente riguardo alle dichiarazioni di Todt è quando dice: “Il numero di vite salvate sotto la sua gestione è fenomenale…”. Peccato che sotto la presidenza Mosley siano morti Ayrton Senna e Roland Raztemberger, due incidenti che sono sulla coscienza della FIA, in quanto lo stesso campione brasiliano, insieme a Berger, aveva chiesto la modifica del Tamburello, 15 giorni prima l’incidente fatale, durante una sessione di prove libere. Ovviamente non ricevette risposta. Non va dimenticato che Imola era sotto la gestione diretta della FIA ed è per questo che il circuito di per sé non fu mai messo sotto accusa. Dov’era Todt allora?

Senza parlare poi del suo privato conflitto d’interessi, a parte il figlio Nicholas, procuratore di giovani piloti e anche di corridori famosi come Massa, ma la fidanzata di Todt, Michelle Yeoh, una ex Bond Girl, è stata da poco assunta proprio dalla FIA come ambasciatrice in Asia. Per forza che Todt difende Mosley, non sia mai che al prossimo festino inviti anche lui, l’Alvaro Vitali dall’accento francese.

lunedì 14 aprile 2008

Fine della democrazia in Italia, ora è un paese delle scimmie

Ha vinto Berlusconi, ha perso la democrazia. Siamo un paese senza opposizione, sapete che vuol dire? Dittatura. Grazie italiani per il regalo che avete fatto al paese nato da una grande Costituzione, creata da chi ha combattuto e vinto il periodo nero della dittatura fascista.

Noi siamo un paese estremamente diviso dove non c'è senso di unità nazionale, ma ognuno cerca solo di curare il proprio orticello per questo non saremo mai una nazione con la N maiuscola. Per governare gli italiani ci vuole l'uomo forte con il manganello, come molti rimpiangono, perchè essendo disonesti di natura, pochi accettano le regole. Berlusconi è la continuazione di Mussolini, le sue tv sono il manganello, ancora peggiore, perchè non colpisce il cranio, ma lobotomizza direttamente il cervello. Per questo avanza il Nano, che di regole proprio non ne vuole sentirne parlare ed attecchisce nella mente bacata di chi vuole fare soldi assoldando la mafia, senza far progredire il paese, che moralmente è al livello non di una nazione in via di sviluppo, ma di estinzione.

Con Berlusconi non vedo nessuna forma di democrazia ma di illusionismo della democrazia. Non si può votare per uno che mentre su una delle sue tv si spiega come votare lui esce dal tabellone quando il suo tempo è ormai finito per dire cosa bisogna fare... vedere Matrix pre elettorale. Io accetto la sconfitta, ma accetto meno di vivere a contatto con degli idioti che mi rendono la vita difficile, perchè credono di aver trovato chi gli fa pagare meno tasse e gli dà maggiore ricchezza.

Per chi non è informato, perchè legge solo giornaletti o guarda trasmissioni tv che propinano gossip da mattina a sera certe cose non le saprà mai. Ma visto che di mezzo ci sono omicidi/suicidi sospetti (vedi Calvi e Sindona), crack come quello del Banco Ambrosiano, lo Ior che è la Banca Vaticana (dove pare Moggi ci abbia messo il suo tesoretto che ammonterebbe a circa 150 milioni di euro), Opus Dei e così via, non c'è da stare allegri. La P2 non è un'invenzione, ma una realtà, ahimè. Craxi, che conosceva bene certi segreti, iniziò questa strage della sinistra, trasformando il PSI in un gruppo di impostori che hanno cominciato a seminare ciò che oggi si raccoglie. E che oavviamente sono passati in massa a Forza Italia, anzi l'hanno fondata. E alla fine il disegno ha trovato il suo triste epilogo. Anche perchè nessuno è stato in grado, soprattutto da sinistra, a far sì che certe cose non avvenissero.

C'è ancora un atto di speranza? Spero che questa leziona serva a creare una nuova forza di sinistra, fatta di gente più carismatica, meno caricaturale e più moderna nel sapersi indirizzare verso nuove classi sociali. E che le precarie non sognino di sposare un miliardario, ma si rimbocchino le maniche per dire no a questa forma di lavoro che ricorda più i servi che i lavoratori consapevoli.

lunedì 7 aprile 2008

Mille modi per dire NO a BERLUSCONI

Ci siamo, le elezioni si stanno avvicinando e chi, come la sottoscritta, è seriamente convinta di credere ancora in un progetto Italia, spera di non vedere uscire dalle urne la stoltaggine degli italiani, diciamo quelli poco maturi o troppo opportunisti. Lo ammetto se mi dovessi svegliare con Berlusconi Presidente del Consiglio e peggio ancora Bossi a capo di qualche ministero sto pensando di richiedere indietro la cittadinanza italiana, meglio apolide che accettare un altro governo berlusconiano.

Quello che ottusamente non capisco è come fa uno come lui, volgare, piduista, che si è creato dal nulla sfruttando il vecchio PSI di Craxi e la sempre maggiore sufficienza di un popolo allo sbando, soprattutto sul piano culturale e morale, a ricevere così tanti consensi. La gente che lo vota dice spesso: lui non ruba perchè è già ricco. O bischeri, ma i soldi li ha fatti con il sedere, anche, lavorando sodo, anche, o soprattutto sfruttando le amicizie preziose, alcune delle quali in odor di mafia? La gente che va ai suoi comizi ride delle sue tristi battute come fossero al cabaret, in fondo ha fatto anche questo di mestiere, così come il cantante da piano bar sulle navi da crociera, ma signori, la politica non è un cabaret, è qualcosa di più serio. E' stato proprio Berlusconi a renderla leggera, superficiale, dando in pasto alla gente, veline, troiette, tronisti, personaggi di basso livello, con le sue tv che hanno reso effimera la vita per dargli un taglio di Alice nel Paese delle Meraviglie, ma la realtà è diversa. Se non hai soldi e un lavoro sicuro a fine mese tutti questi sogni te li puoi mettere in quel posto, alla faccia del lavoro precario tanto amato dal Berlusca. Il precariato crea servi, che non hanno coraggio di alzare la testa e dire no per paura. Signori il comico lasciamolo a chi lo fa di mestiere, la politica è una cosa seria.

In genere chi vota Berlusconi, al di là dei soliti rotti in c. di imprenditori che dicono di essersi fatti dal nulla (la Brambilla in testa), è gente normale che ha perso il senso critico della vita. Le casalinghe o pensionate che ammazzano il tempo davanti al Gran Fratello, sognando ancora il principe azzurro, invece del marito, magari precario che porta a casa uno stipendio da fame a fine mese. I commercianti, soprattutto gli ambulanti, che per prima cosa non vorrebbero pagare le tasse. I liberi professionisti, dai notai ai commercialisti, medici e dentisti ai quali viene il crampo alla mano quando devono fornire regolare ricevuta. E poi ci sono anche gli operai che credono in qualcosa di nuovo, che ora non lo è più, questo perchè la sinistra ha sbagliato molto negli ultimi anni, restando sempre più lontana dai problemi della gente. Poi ci sono i mafiosi che hanno paura della sinistra (che non c'è più, ma non se ne sono accorti) che gli confischi i beni presi con la forza a danno della comunità. E' ovvio che poi ci sono le eccezioni ovunque, ma più o meno l'elettorato di Berlusconi nasce e cresce in mezzo a queste categorie di volponi e sfigati.

Mi sento di fare un appello, cari italiani, non votate Berlusconi, perchè oltre a metterlo nel c. a voi lo mettete anche a me, e detto chiaramente mi dà seriamente fastidio che gente infatuata del nulla metta a repentaglio la mia dignità di cittadina, che si è sempre comportata con onore. Non voglio fare la fine di un Savonarola che ce l'aveva con la corruzione umana ed è stato messo al rogo. "Ricordati che devi morire", diceva il frate ferrarese, bene italiani, sappiatelo, nessuno è eterno, nemmeno Berlusconi, checchè pensi di essere l'unto del signore, lui è solo unto e basta.

venerdì 4 aprile 2008

Argentina: è l'ora della svolta

"Condannata la coppia argentina che adotto' illegalmente nel '77 la figlia di una desaparecida e l'ex ufficiale tramite dell'operazione.E' stata la figlia adottiva, Maria Eugenia Sampallo Barragan a denunciare i suoi genitori una volta saputa la verita' sulla sua nascita. Si tratta di una sentenza storica: e' la prima volta che un figlio adottato illegalmente durante la dittatura denuncia i suoi falsi genitori". Questa è la scarna notizia Ansa.

Ma è giusto commuoversi e allo stesso indignarsi per una delle pagine peggiori della storia dell'umanità. La dittatura argentina, le migliaia di desaparecidos, torturati, gettati in mare da quegli aerei della morte che li caricavano come bestie narcotizzate per poi farli sparire nel nulla. Gli anni del terrore, dove l'Italia spesso ha taciuto, a livello di Vaticano e politica, con il solo Pertini che aveva ricevuto le eroine di questo dramma: le madri di Plaza de Mayo. Quando si parla della non violenza di Gandhi, dei sit in di Martin Luther King, vanno aggiunte queste donne coraggio, che ogni giovedì camminavano in punta di piedi davanti alla Casa Rosada. Un foulard bianco in testa e la foto del famigliare scomparso, sfidando Videla che nascondeva le ceneri della sua violenza, applaudita dai governi di tanti paesi occidentali.

Le madri sono diventate abuelas, nonne, alla ricerca dei figli dei figli, mai conosciuti, nati in cattività come le bestie da macello, così erano considerati i "cosiddetti" eversivi argentini che lottavano per la libertà e la democrazia. Queste abuelas, preso atto che i loro figli non sarebbero più tornati a casa, anche se non li hanno mai considerati morti fino a che non gli fossero riconsegnate le ossa, hanno cominciato a fare ricerche per ritrovare i nipoti, ora adulti, adottati dagli aguzzini dei figli. E così tanti ragazzi hanno saputo l'atroce verità: i veri genitori molto spesso erano stati uccisi, anche se non direttamente, da quelli adottivi.

Ragioniamo su questo fatto ancora più drammatico delle torture fisiche, perchè è rubare l'identità genetica ad una persona, il suo indirizzo personale, la sua anima. Ma gli argentini sono un popolo eccezionale, perchè sanno sempre rialzarsi e combattere e così ha fatto Maria Eugenia Sampallo Barragan, che ha avuto il coraggio di denunciare i genitori adottivi che l'hanno in pratica comprata dalle camere della tortura.

Non possono che venire le lacrime agli occhi pensando alla sua tragedia, simile a migliaia di altri giovani come lei. Ma sale anche l'indignazione che dopo il nazismo sia potuto succedere quello che abbiamo visto in Argentina, in Cile, in Brasile, Guatemala, Nicaragua e così via.

C'è un solo modo per riscattare almeno la dignità di quelle persone uccise e violentate nell'anima: strappare il Nobel alla Pace a Henry Kissinger, uno dei massimi responsabili di quel genocidio e consegnarlo alle Madres de Plaza De Mayo perchè il loro urlo: "Nunca mas", coincida con la parola fine: "Mai più".

Un abbraccio a tutte queste donne che hanno saputo donare la loro vita per la verità, donne semplici, mature, che senza un colore politico e uno slogan, sono riuscite colà dove tanti politici hanno fallito. I vostri figli e nipoti sono anche nostri, in nome della libertà e dignità della persona.

martedì 1 aprile 2008

Max Mosley: tutti tacciono, ma il presidente Fia dovrebbe dare le dimissioni

Scandalo in F1. Non è passato nemmeno un anno dalla spy story tra la McLaren e la Ferrari che un’altra vergogna si affaccia in F1: il video, chiamiamolo volgarmente “porno”, che ha messo alla gogna Max Mosley, presidente della Fia, ovvero il massimo esponente politico della F1. Ora la questione si può dividere in due fasi: una che la privacy va sempre tutelata, per cui ai comuni mortali non dovrebbe interessare granché cosa fa nella vita privata un personaggio famoso. Allo stesso però, senza essere benpensanti, ci domandiamo con che faccia Mosley può presentarsi ora a rappresentare la Federazione Internazionale Motoristica dopo quanto successo. Il video c’è, è lui ma, al di là dell’orgia in sé, sono le reminiscenze naziste che fanno venire la pelle d’oca. Si sa che Mosley è figlio di un noto nazista inglese, che aveva simpatie per Mussolini e che ha avuto come testimone di nozze un certo Goebbels. Non è giusto investire i figli delle colpe dei padri, ma se la questione è particolarmente delicata come questa, dove di mezzo c’è uno dei momenti più drammatici della storia d’Europa, un minimo di dignità va sempre tenuta.
Tornando allo sport, si sa che la F1 è un ambiente molto conservatore, omertoso, dove è difficile estrapolare qualcosa di diverso dai suoi protagonisti al di là delle semplici frasi fatte. Sarà difficile che qualche pilota dica qualcosa a proposito, perché rischierebbe di essere licenziato in tronco. Però che Bernie Ecclestone, l’altro numero uno della F1, il presidente dei costruttori, colui che monetizza tutto ciò che tocca, dica che si è trattato probabilmente di uno scherzo, rende davvero penoso l’ambiente della F1. Difficile detronizzare Ecclestone e Mosley dal loro piedistallo e nemmeno i boss dei vari team si prenderanno la briga di chiedere le dimissioni del presidente Fia, che poi sarebbe logico che questo passo lo facesse lui.
E’ chiaro, qualcuno ha giocato sporco su un fatto perverso e molto, molto discutibile, perché guarda caso, quest’anno scade proprio il mandato di Mosley alla presidenza Fia. Vista l’intenzione del “gerarca” di non lasciare la carica, qualcuno avrà cercato di incastrarlo per fargli cambiare idea. Ora si cercherà di capire fino a dove riuscirà ad arrivare la decenza umana in F1, perché Mosley non ha più diritto a quella carica, essendo anche stato incapace di garantire in questi anni certezze ed equità di trattamento. I regolamenti sono un accozzaglia di incomprensioni, scritti ad arte per essere interpretati e poter essere applicati a discrezione di chi bisogna sostenere tra le varie squadre e piloti. Anche in F1 ci vorrebbe una specie di Calciopoli, dove sia utile scalzare dal potere chi per anni ne ha abusato, perché una domanda sorge spontanea: come fa ad essere credibile la F1 con gente simile al comando?

sabato 29 marzo 2008

E se Moratti guardasse a casa sua?

I ricchi, quelli molto ricchi, pur avendo anche una parvenza buonista e amichevole, sono abituati ad avere tutto nella vita, a volere tutto, anche il cosiddetto giocattolo dell’amico. Perché pagano e per questo pensano che tutto sia in vendita, anche l’affetto, il rispetto, la serietà, la gratitudine. Sanno solo prendere e danno nel momento in cui possono chiedere qualcosa in cambio. Fanno e disfano a loro piacimento e la colpa è sempre degli altri, mai una volta che prendano in esame l’autocoscienza, quello di ammettere il proprio errore. Così a pagare sono sempre quelli che appartengono all’anello debole della catena, che magari non fanno parte dei fedelissimi che godono anche quando vengono bastonati. I cosiddetti servi, che non si rendono conto che esistono delle alternative, in quanto non sarebbero in grado di fare altro che compiacere il potente che gli fa la grazia di un briciolo di popolarità e del denaro non meritato. Questa potrebbe essere la parabola di un ricco industriale del petrolio, che gioca a fare il presidente di calcio, oltretutto di una squadra blasonata e importante come l’Inter. Un bel giorno decide che l’allenatore che in fondo gli ha dato due scudetti e sta vincendo il terzo, con il primo considerato di latta, vinto per disgrazie altrui, non va più bene e pur avendogli rinnovato il contratto in tempi non sospetti, decide di lasciarlo a piedi. Tanto lo paga, per cui Mancini, sotto l’aspetto economico può dormire sonni tranquilli.
Ora che fa Moratti? Si guarda attorno, alla ricerca del tecnico esotico da far sedere sulla panchina nerazzurra, ma poi capisce che forse avere una squadra che è una babele di lingue e comportamenti diversi non va più bene, siamo più autarchici e scegliamo in Italia. Però i migliori allenatori sono tutti impegnati, c’è Lippi libero, ma l’ha già provato una volta ed è andata male. C’è un mister che è bravissimo, non parla tanto ma fa molti fatti, ha deciso di sposare un progetto a lungo termine ed è stato blindato fino al 2011 dalla sua attuale società. Ma non importa, chi se ne frega, io lo tento, pensa Moratti, lo tento con il denaro, il progetto immediato, perché non devo studiare, io, a far quadrare i conti della società, io vendo petrolio, i soldi mi arrivano a palate senza che io muova un dito, per questo mi diverto con il calcio. Moratti ammette che gli piace Prandelli, ma non va a disturbare gli allenatori accasati. Ah no, questo non è mica un disturbo, se mai è creare confusione, mettere sotto pressione l’ambiente viola, che dopo anni di tribolazioni ha trovato il messia in grado di dare speranza ai fiorentini.
Prandelli al momento tace e sappiamo già che in conferenza stampa dirà che è lusingato, mai dire mai nella vita, ma che al momento pensa solo alla Fiorentina. Noi siamo certi che Prandelli, persona onesta e solida caratterialmente, rimandi al mittente le proposte. Prima o poi arriverà anche il momento dell’addio, è normale come in ogni cosa e lui gli addii li conosce fin troppo bene, anche quelli con una persona amata che non ritornerà mai più. Tutto l’ambiente viola è sicuro che Prandelli non se ne andrà, non adesso, perché lui è un uomo di parola e le strette di mano hanno ancora un valore, non solo simbolico. Però il disturbo dà fastidio, perché si ha sempre l’impressione di essere snobbati dal calcio che conta. La Fiorentina ha saputo prendere giocatori di valore che le big hanno ignorato? Bene cerchiamo di portarli via, con i soldi, con il prestigio. Ma ci vuole anche credibilità, Signor Moratti, la Fiorentina, i Della Valle che lei conosce molto bene, un progetto ce l’hanno, lei cosa propone a Prandelli? I campioni altisonanti che quando li metti in panchina ti remano contro o ti insultano? Vuole tornare sui suoi passi e ricominciare con i giovani talenti italiani? Non ci crediamo nemmeno piangesse turco. Il bello del calcio che noi, gente comune, vorremmo è quello che un giorno anche i club meno altisonanti possano permettersi di dire no ad una big: mi spiace i campioni me li tengo. Li pago meno ma gli garantisco serenità e la possibilità di mettersi in mostra in un ambiente che sa ancora commuoversi per la tragedia che può colpire chiunque, il personaggio come l’uomo comune, perché al di là del calcio c’è sempre una vita da vivere.

lunedì 24 marzo 2008

Niente di personale

In questo periodo sterile di interessante giornalismo d'inchiesta e di trasmissioni intelligenti spicca l'approfondimento de La7 con "Niente di personale", in onda il lunedì sera in prima serata, tramissione condotta dall'ottimo Antonello Piroso. La puntata andata in onda il 24 marzo, nella giornata di Pasquetta, è stata tremendamente bella, autentica, emozionante e allo stesso straziante. Sono intervenuti molti, purtroppo tanti e tragicamente pochi rispetto al numero, i famigliari delle vittime di mafia, dove ciascuno ha lasciato il suo intervento in piena libertà. Si è parlato di personaggi importanti, come Peppino Impastato, Pippo Fava, Elio Rostagno, Placido Rizzotto, Carlo Alberto Dalla Chiesa, così di persone meno celebri, ma che vanno ricordate alla pari dei nomi più altisonanti. Alla fine la trasmissione ha chiuso con Don Ciotti, un prete, un uomo, cui inchinarsi di fronte alla sua dignità è il minimo che si possa fare. Gesù ha mille volti nella nostra società, uno senza dubbio è il fondatore di Libera, un uomo che rappresenta la chiesa umile, che lotta dal basso per ridare dignità umana a chiunque si senta interprete di un progetto importante, un prete scomodo che vive scortato e che l'alto clero guarda con sospetto, ma che può avvicinare alla fede grazie alla sua vera fedeltà agli insegnamenti di Cristo.

Il plauso principale va al conduttore, a Piroso, che ha avuto coraggio, che ce lo mette ogni volta che racconta qualcosa di scomodo. Piroso è diretto, senza retorica, non prevalica mai l'interlocutore, che ha lo spazio per parlare ed esporre il suo racconto. Questo genere di trasmissioni ci fanno capire che in questa "schifezza" chiamata Italia c'è ancora qualcosa di importante da salvare, per cui vale la pena lottare e ricominciare.

Le mie due note personali riguardano la Sicilia, una terra che amo pur non conoscendola bene, avendo solo messo piede per un giorno a Messina. Eppure il suo colore, il suo profumo, la sua intensità la rendono bella ed affascinante, al di là di quella stortura chiamata mafia.

Una parte della mia famiglia andò in Sicilia, a Catania, parenti che non ho mai conosciuto, ma che mi sono stati raccontati da mia nonna e mio padre, che mi hanno sempre inorgoglita, perchè avere in qualche modo delle radici, dei canali siciliani è un vanto e non qualcosa da nascondere, per paura o vergogna. Io amo quei siciliani che ci racconta Camilleri, con il suo Montalbano irreprensibile, umano, onesto, uomo vero che ama la legalità e la giustizia, ma che sa riconoscere quando il sentimento deve superare la legge.

La Sicilia non è solo la vergogna della mafia, che troppe volte supera le barriere di una terra bella e ricca di colore e umanità. La Sicilia è di coloro che hanno coraggio nel denuciare, che viaggiano a testa alta per non essersi abbassati al capo cosca di turno, anche se poi finiscono in orizzontale, la loro testa sarà sempre più alta di un cumulo di terra. Un giorno qualcuno ce la farà a denunciare e ad avere ragione, dove potrà farlo in libertà, senza scorta, ma bisogna aiutare la gente del Sud a non avere paura, a non sentirsi sola, bensì parte di una penisola che non si ricorda della Sicilia solo quando è ora di votare, ma è presente quotidianamente in mezzo alla gente che vuole voltare pagina.

Con questo vorrei finire abbracciando tutti quei famigliari che hanno visto qualche loro caro ammazzato per aver avuto coraggio, abbraccio tutti coloro che stanno lottando per la libertà e ogni giorno rischiano la vita, perchè finora lo stato ha preferito stare al fianco dei mafiosi per interesse di parte. Uno stato che però ha avuto anche personaggi che hanno lottato, credendo nella loro missione pubblica. Il riscatto di un paese avviene sempre dal profondo sud, per questo l'Italia non deve dividersi, ma unirsi, come ha detto don Ciotti, perchè la missione di un prete è quella di unire il cielo alla terra, mentre la missione di ciascuno di noi è tendere la mano a chi ne ha bisogno, solo chi non è solo può lottare per la verità.

lunedì 17 marzo 2008

F1: attenti alla scocca che si sbriciola

Domenica 16 marzo si è disputato a Melbourne il primo Gran Premio della stagione 2008 con la vittoria di Lewis Hamilton e la disfatta delle due Ferrari. Al di là dei problemi di affidabilità della Rossa, in cui è emerso che a sbagliare maggiormente sono stati i due piloti, che hanno dato l'impressione di non essersi ancora impratichiti a dovere senza il controllo della trazione, a turbare la prima gara della stagione sono stati i due incidenti di Coulthard e Timo Glock. Il primo è stato per così dire investito da una delle varie sbavature di Massa, che ha praticamente mandato nella sabbia lo scozzese, con tanto di turpiloquio da parte di Coulthard, mentre il secondo è uscito di pista per un suo errore o per un guaio tecnico. Entrambe le monoposto non hanno picchiato contro le barriere, ma la scocca si è come sbriciolata in vari pezzi di carbonio che, come pellicole di cipolla, sono volati attorno al circuito con relativa e necessaria entrata in pista della safety car, che domenica ha avuto parecchio lavoro da fare.Questo fatto non è parso affatto normale, l'incidente di Glock è sembrato più tragico di quello che effettivamente è avvenuto. La Toyota del debuttante pilota tedesco è leggermente decollata quando è salita sul cordolo, ma non ha assolutamente centrato nessuna barriera. Il pilota infatti non ha subito traumi se non un leggero choc che l'ha lasciato semi svenuto per qualche istante. Può essere che le nuove norme prevedano questa specie di "esplosione" delle fibre di carbonio per attutire la forza gravitazionale e fare sì che l'abitacolo resti intatto, ma il dubbio che la questione sia diversa rimane. Le monoposto di F1 sono sempre più leggere per andare ovviamente più veloci, raggirare così le regole che invece vorrebbero un tantino “frenare” l’eccessiva velocità, proprio in nome della sicurezza. Ma la legge principe della F1 è andare sempre più veloci, per cui si sopperisce alle limitazioni regolamentari alleggerendo le monoposto in corsa, salvo poi utilizzare vari tipi di zavorre perché il peso risulti in regola e non sotto il limite consentito. Non è escluso che certi problemi si verifichino solo nelle cosiddette scuderie minori, che cercano sempre di estremizzare le scelte aerodinamiche per raccogliere qualche decimo in meno rispetto alla concorrenza. In effetti la Ferrari ha retto meglio agli urti di Massa e Raikkonen, però è bene fare attenzione a quanto osservato. Da quel 1 maggio 1994, dove perse la vita Senna e il giorno prima Raztenberger a Imola, per fortuna la F1 non ha più registrato drammi simili, ma le probabilità che qualcosa del genere possa capitare è sempre in agguato, per questo occorre vigilare con attenzione. La sicurezza è sempre al primo posto negli interessi della Fia e dei team, ma a volte per ottenere qualche vantaggio rispetto all'avversario, si fa finta di niente, confidando nella fatalità amica, che però quando meno te l’aspetti può girarti le spalle.

martedì 11 marzo 2008

FIORENTINA in Champions? Le grandi tremano

A margine dell’Assemblea di Lega che si è riunita lunedì a Milano, per definire alcune regole sulla vendita dei futuri diritti tv (la Lega sarà affiancata da un advisor per la trattativa) Galliani ha fatto alcune esternazioni non proprio positive sulla Fiorentina in Champions League, quasi un ammonimento. Le dichiarazioni sono state fatte a microfoni spenti, ma erano presenti giornalisti delle più note testate giornalistiche. L’ad del Milan avrebbe detto: “In Champions dovrebbero andarci Milan e Juventus. Che c'entra la Fiorentina con la Champions? In futuro vedremo ma adesso non mi pare una squadra che possa rappresentare degnamente il calcio italiano in una competizione come la Champions". (Fonte HSL) Dunque al momento la collocazione più adatta alla misura della Fiorentina, secondo il pensiero di Galliani, è la Coppa Uefa, della serie è in Europa, ma non rompa le scatole alle big nella massima competizione internazionale. Rendendosi conto di averla sparata grossa e che le sue parole non sarebbero rimaste chiuse nel cassetto, ha fatto marcia indietro poco dopo, smentendo di averle pronunciate, scegliendo la linea berlusconiana di negare sempre il fatto, pur esso evidente. Ma i giornalisti presenti di Repubblica, il Giorno e Corriere dello Sport hanno confermato il tenore del suo discorso.
Se i giochi sono puliti, come dovrebbero essere, in Champions non ci devono andare le squadre che godono di potere divino, come succedeva ai tempi dei faraoni, eletti per legge suprema, ma chi merita sul campo. Le gerarchie del calcio devono cambiare se si vuole dare spazio a nuove realtà e concedere pari opportunità a tutti, dove dovrebbero contare i progetti, le idee e la bravura di chi opera sul mercato e sul campo, proprio come il duo Corvino/Prandelli. Quelle di Galliani, non essendo esternazioni ufficiali, non possono essere smentite pubblicamente, ma a questo punto si spera che le sue parole siano state dettate solo dalla paura di perdere l’Europa, dalla constatazione che il Milan è in difficoltà e sarebbe una tragedia non centrare l’ultimo posto disponibile in Champions. Chi ha sperato che dopo Calciopoli le cose cambiassero leggermente, totalmente era impossibile, è rimasto deluso, perché per un Moggi accantonato, almeno ufficialmente, restano pedine impazzite nel sistema che continuano lo stesso scempio sulla credibilità del nostro calcio.
In Uefa, con tutto rispetto, ci vada il Milan, al quale un buon bagno di umiltà farebbe bene ai suoi dirigenti e permetterebbe loro di attuare un ricambio generazionale lavorando con calma senza l’assillo di dover incontrare Barcellona, Arsenal, Real Madrid e così via, dove urgono campioni che hanno più fame di successo rispetto ai rossoneri attuali. La Fiorentina sono due anni che perde la qualificazione Champions per cause altrui. Proprio il fatto che la Viola “disturba” le big la dice lunga quanto fosse colpevole per delle intercettazioni che mai hanno evidenziato aggiustamenti di partite, ma se mai hanno solo accertato una certa preoccupazione da parte della dirigenza gigliata di non essere gradita al sistema calcio italiano. La Fiorentina dei Della Valle, rinata dalle ceneri passate, merita rispetto per come ha saputo risollevarsi diventando un modello da seguire, senza sperperare soldi, ma prendendo le persone giuste. Se i viola dovessero perdere la qualificazione Champions, dovrà succedere solo colpa loro, perché hanno demeritato sul campo e altri sono stati più bravi, non perché qualcuno a tavolino ha deciso diversamente.

sabato 8 marzo 2008

8 marzo... ma le elezioni sono più importanti

L'8 marzo Festa della Donna, si fa per dire, perchè non dev'essere in un giorno solo che si ricorda il popolo femminile, i suoi diritti, le sue tragedie, i suoi desideri, l'informazione televisiva ha deciso di non aprire i tg parlando di questa giornata, bensì ha preferito dare spazio ai comizi elettorali di Berlusconi e Veltroni. Siamo in campagna elettorale, ma è abbastanza noioso dover sempre sentire il solito politicuccio che si parla addosso, che fa della demagogia alla quale non crede nemmeno più il cane del vicino, tralasciando di parlare di una giornata al femminile, che va ben oltre al mazzo di mimosa che si regala in segno di ringraziamento.

Le donne che ancora oggi sono vittime dell'oppressione maschile, situazione vergognose che si possono trovare ovunque, nei paesi più evoluti come in quelli più arretrati, che ti stanno a fianco, magari anche solo oltrepassando il muro del vicino. Non è sempre così, perchè ci sono uomini sensibili e responsabili, come donne che pur di fare successo sono ancora disposte a vendere il loro corpo, sfruttando il lavoro più vecchio al mondo.

Non si risolve il problema diritti al femminile facendo sempre la battaglia al maschio, ma trovando un punto d'incontro che permetta una migliore armonia nella vita. Ci sono donne che quando arrivano al potere non aiutano le compagne dello stesso sesso ad ottenere successo, perchè sono ancora più avide a tenere il loro e se mai qualcun altro dovesse superarle al comando è meglio che sia maschio piuttosto che un'altra donna.

E' soprattutto una questione di cultura, più le donne studiano, si evolvono mentalmente e meglio riusciranno ad essere critiche e tenere alta una conversazione, trovare la soluzione giusta, essendo anche più pratiche e perdendosi meno nel superfluo.

Le donne devono anche avere diritto di scelta, nell'aborto, come nel matrimonio, nel lavoro come in politica, senza avere timore religioso. Infatti è proprio la Chiesa, agli alti livelli ecclesiastici, che non si evolve nei confronti delle donne, anzi tende a limitarne il ruolo, essendo solo un utero dove procreare senza provare piacere nel sesso. Bisogna riempire il mondo di bambini senza speranza, che servano a diventare manovalanza da sfruttare in ogni settore, anche in quello tristemente noto dei pedofili, cui la Chiesa di ogni religione non ne è esente.

La Chiesa che non ha mai voluto riconoscere il ruolo di Maria Maddalena, relegandola ad una semplice prostituta che si è convertita dopo aver conosciuto la compassione di Cristo. Probabilmente è stata la donna di Gesù e ha anche procreato un figlio, ma Gesù, per essere credibile come figlio di Dio, doveva arrivare alla crocifissione illibato. Invece sarebbe meraviglioso, un inno alla vita, sapere che ha lasciato dei figli, degli eredi degni di lui, discendenti ancora viventi in mezzo a noi, che ci insegnano cos'è la vita e cos'è l'amore, proprio come l'ha vissuto il padre.

Dunque nel giorno consacrato alla donna, dedichiamolo una volta a Maria Maddalena, una donna che ha amato ed è stata affossata dall'idiozia di una Chiesa conservatrice e timorosa di Dio, senza rendersi conto che l'amore non deve mai avere timore.

sabato 1 marzo 2008

Forza Ron

I giornali italiani e tedeschi l'avevano giubilato, come se la spy story dell'anno scorso tra McLaren e Ferrari fosse solo colpa sua. Per cui era normale, almeno per gli italiani, che la Mercedes lo giubilasse. Ma non è così, Ron Dennis ha superato molte difficoltà, è partito come tecnico ed è diventato presidente della McLaren, non poteva chiudere la sua carriera in F1 sconfitto, non per colpa sua, ma da parte di chi forse non ha gradito che lui abbia seguito e portato nella massima formula automobilistica il primo pilota di colore, Lewis Hamilton.

No, Dennis non getta la spugna, prima vuole festeggiare il suo pupillo, poi magari lascerà, ma la F1 e la McLaren sono la sua vita e la vivrà fino in fondo. Bisogna constatare che, soprattutto da parte della stampa italiana, c'è in corso una caccia alle streghe nei confronti del team anglo-tedesco offensivo e vergognoso, tipico del solito servilismo dei media nei confronti della Fiat/Ferrari.

La McLaren avrà sbagliato, chi lo sa, ma si conoscono i metodi della Fiat, in stile Moggi, vincere, costi quel che costi, anche a tavolino. Così è successo l'anno scorso, quando la Rossa di Maranello, preoccupata di perdere il mondiale costruttori, si è inventata la spy story e ha forse pilotato dall'alto il tasto sbagliato di Hamilton nel Gran Premio del Brasile, ultimo appuntamento mondiale della stagione 2007, dove alla fine vinse Raikkonen.

Quest'anno dev'essere un'altra storia, non ci devono essere ingerenze esterne e politiche in pista, vinca il migliore, ma è sempre difficile competere ad armi pari quando c'è una Fiat/Ferrari prepotentemente forte, non solo in Italia, ma anche all'estero. Ma la Mercedes ha un marchio ugualmente importante da difendere e lo può fare solo in pista, a testa alta, con Ron Dennis al comando.

venerdì 29 febbraio 2008

Abete, Caressa e gli arbitri che dovrebbero anche ammonire i cronisti

Diamo atto alla Federazione e all’Aia di essersi comportati in modo serio ed equilibrato riguardo alla lettera mandata dalla Juventus dopo l’arbitraggio di sabato contro la Reggina. Va sottolineato, al di là dell’arroganza dimostrata dalla società bianconera, che almeno ha agito alla luce del sole, mentre quando c’era un certo Moggi, probabilmente avrebbe tuonato e minacciato i suoi ‘amici’, senza che se ne sapesse nulla, se non in seguito con le intercettazioni telefoniche. Abete, presidente della Figc, ha risposto così alla lettera di Cobolli Gigli: “Il campionato è regolare e gli arbitri sono perfettamente preparati”. Comprendendo l’amarezza bianconera, ma restando imparziale, come si evince da altre battute: “l'impegno da parte della Federazione è quello di garantire il rispetto delle regole e tutelare i valori morali ed economici di tutte le società italiane, dalla serie A ai dilettanti”, come far intendere che non ci sono figli e figliastri, almeno a parole.
L’Aia invece ha risposto con toni leggermente più duri: “Il valore della nostra classe arbitrale ci viene costantemente riconosciuto dai massimi esponenti di Fifa, Uefa e Coni”, si legge in una nota, cui aggiunge: “Questo non toglie che i nostri arbitri, nessuno escluso, possano incorrere in errori di valutazione nel corso della direzione di una gara, così come è concesso l'errore a calciatori e tecnici senza mai dubitare della loro buona fede, altrettanto si deve concedere ai direttori di gara”. Per questa volta mettiamo tra gli In i due organi competenti ufficiali, che non hanno dato segno di servilismo nei confronti della Juventus, come succedeva in passato. Di certo questa non è la miglior dirigenza bianconera possibile e l’ha ammesso anche Zambrotta da Barcellona, il quale si è detto molto deluso dall’attuale Juventus.
Tra gli Out c’è da mettere Sky e l’ambiente romanista, in fibrillazione dopo la telecronaca di Inter-Roma. Sotto accusa Fabio Caressa, cronista, e Beppe Bergomi, ex difensore dell’Inter e commentatore per l’emittente di Murdoch. Bergomi è forse tra i commentatori più imparziali e tranquilli che ci siano, ma resta pur sempre interista, mentre Caressa, diciamolo, è spesso ed esageratamente di parte, soprattutto verso le squadre che stanno in vetta. I tifosi viola se l’erano presa con lui per la telecronaca di Fiorentina-Roma del girone di andata, dove era stato dannatamente pro giallorosso. Dunque da che parte sta Caressa? Questa è una domanda che non si dovrebbe mai porre per un cronista, che non deve parteggiare per nessuno quando racconta una partita, perché il pubblico che l’ascolta ha la sua fede che non dovrebbe essere infastidita da uno che urla e usa due metri e due misure a seconda di chi segna (frastornante il suo urlo al gol di Mancini proprio nella gara del Franchi, che indignò parecchio chi è di fede viola).
Il guaio è che il telespettatore paga la sua quota, anche salata, ma i giochi e le simpatie le decide l’editore, dove il cosiddetto applausometro va sempre in direzione delle big, le squadre che hanno più potere e tifosi al seguito. Questo è sbagliato perché da tempo si parla di contenere anche le trasmissioni tv dove troppo spesso va in onda l’offesa, l’insulto di pessimo gusto, che crea moti di violenza persino tra chi è pacioso, figuriamoci che può succedere in quelle frange di tifosi già predisposte a far male all’avversario. Così è successo che a Roma hanno diramato minacce, numeri di telefono ed email dei due malcapitato collaboratori di Sky. Questi sono fatti condannabili che ledono la privacy personale, però che sia un esempio per le prossime volte: Caressa domina i tuoi istinti e sii più imparziale, ne trarrai vantaggio tu e anche chi segue le cronache Sky, visto che si può scegliere il canale, ma ahimè, non il telecronista.

Veleni bianconeri sugli arbitraggi

La Juventus ha fatto scalpore nello scrivere quella ormai famosa lettera esaltata più dai media che per il mero contenuto. Qualcuno dice di aver visto Cobolli Gigli con una vecchia Lettera 32 scrivere un altro manoscritto durante il derby di martedì sera mentre Rizzoli arbitrava con sicurezza e determinazione, senza lasciarsi trarre in inganno dai celebri “cascatori” bianconeri, tutti sanzionati. Il momento più esaltante è stata l’espulsione di Nedved, che ha avuto la brillante idea di prendere per i capelli il povero Comotto che comunque una manina sul candido visino del ceco ce l’ha messa. E’ stato anche ammonito Chiellini che ha il brutto vizio di colpire sempre l’avversario con una gomitata sulla nuca, gesto brutto e antisportivo. Si può dire che sono passati i tempi in cui alla Juve non solo concedevano rigori fasulli e non venivano fischiati quelli contro, ma davano anche rimesse laterali sbagliate, ammonizioni sommarie agli avversari malcapitati di turno, calci d’angolo che non c’erano e così via. A volte si nota un arbitraggio sbagliato o alquanto strano non nei gesti plateali, ma nelle piccole decisioni che passano inosservate, ma possono cambiare il volto di una partita.

La Juve, come la volpe, perde il pelo, ovvero la Triade, ma non il vizio di sentirsi sempre superiori e onnipotenti, così presuntosi da arrogarsi il diritto di far intervenire la Federazione per un arbitraggio nato male, chissà magari da un mal di pancia improvviso di Dondarini che fischiava in modo errato. Cairo aveva tuonato dopo la sconfitta contro la Fiorentina dove erano stati concessi due rigori ai viola di cui almeno dubbio, ma il presidente granata non ha avuto la tracotanza di scrivere in Figc o all’Aia per protestare. Due stili diversi, come hanno sottolineato i tifosi granata alla vigilia del derby. Si può capire lo sfogo a caldo, ma andare oltre come hanno fatto i dirigenti bianconeri è stato addirittura ridicolo.

Alla fine Cobolli Gigli, avendo ricevuto più biasimi che complimenti dopo l’invio della famosa lettera, ha smorzato i toni dicendo che a caldo possono succedere tante cose, che poi possono essere ritrattate strada facendo. Ovviamente nessuno all’interno della Juventus mette in discussione la decisione, però la figuraccia d’immagine l’hanno fatta, visto che sono stati criticati dai loro stessi ex, come Gasperini, attuale allenatore del Genoa, ma un lungo passato come tecnico delle giovanili, e da Moggi, che è un esperto di arbitri, ma lui aggiustava le cose in modo più soft, sottobanco. Questa è una Juve che non è affatto più genuina di quella passata, nemmeno sbarazzina, perché rimane pur sempre la Vecchia Signora, che di adolescente ha ben poco, per cui il restauro che ci vogliono propinare è falso, come possono essere quelle donne di una certa età che vogliono ringiovanirsi, ma invece ottengono il risultato di essere ridicole, che a volte fanno persino pena. Il passato non si cancella e rimane nelle rughe delle inchieste che hanno messo alla gogna la Juventus con Calciopoli, con la condanna per uso improprio di medicine (sanzione caduta in prescrizione, ma solo per il prolungamento dei tempi e non perché il fatto non sussiste). Siamo di fronte al fatto che se anche la Juve subisce torti arbitrali, fa bene a protestare perché nel suo interesse e diritto, ma è sempre meglio che stiano zitti, perché anche le pietre possono parlare e raccontare quello che fu la Juve della Triade. Un conto è fallire come è successo a Fiorentina e Torino e allora tutto si azzera, un conto è avere continuità con la vecchia dirigenza e alla Juve lo spazzino non è andato del tutto a fondo negli angoli societari.

domenica 10 febbraio 2008

Veltroni e il tempo delle mele

Il discorso d'apertura di Walter Veltroni, che di fatto ha aperto la campagna elettorale del Partito Democratico, è stato abbastanza demagogico, ha detto il nulla, o meglio cose già dette e ripetute. Il buonismo di facciata di Veltroni, quel sottolineare di finirla con l'odio verso il rivale, sa tanto di "tempo delle mele", parafrasando un film di successo degli anni '80. Siamo fratelli, volemosene bene, detto alla romana, l'Italia è in crescita, diminuiremo le tasse e aumenteremo i salari. Della serie l'Italia presto diventerà il Bengodi d'Europa, finiremo come Alice nel Paese delle Meraviglie. Veltroni è questo, salvo poi magari fare accordi sottobanco con chi gli potrà garantire un certo potere, facendo il gioco della Confindustria, perchè nel bene o nel male per governare, da entrambe le parti, bisogna passare dai guru dell'economia nazionale.

Veltroni non ha parlato della sicurezza sul lavoro, non ha sottolineato la necessità di far lavorare con libertà e indipendenza la Magistratura, ha parlato dei precari, ma non delle condizioni di lavoro degli operai, dei giornalisti sfruttati dai vari siti internet, dove si lavora tanto senza beccare una lira, del finanziamento pubblico agli editori e così via. Come se la questione operaia, le condizioni di lavoro dei meno fortunati o di chi non ha le conoscenze giuste, debbano essere una peculiarità dell'estrema sinistra. Questa in pratica è la differenza tra il PD e la Sinistra Democratica o Arcobaleno, un PD che arriva dai tanti travagli che hanno investito dapprima il Pds, poi il Ds, per passare a quell'accozzaglia di partiti e partitini dell'Unione, che ha fatto cadere ormai l'ex Governo. "Siamo liberi non soli", ha voluto sottolineare Veltroni, che merita un applauso per la coerenza e il coraggio dimostrati, questo sì.

Veltroni però deve fare i conti con i cittadini incazzati che alle favole ormai non credono più, nemmeno i bambini hanno più le fate con cui sognare, sbandati da famiglie sempre più sole e abbandonate nella loro soliditudine di arrivare a fine mese dignitosamente. Siamo certi che qualcosa farà il PD qualore vada al prossimo Governo, perchè ci dà sempre più certezze Veltroni che Berlusconi. Il Governo Prodi stava facendo bene, è stato affossato prima che migliorasse le casse statali perchè questo avrebbe, di fatto, zittito la campagna elettorale della destra che non ha mai smesso di lanciare slogan dall'opposizione, perchè altro non sa fare.

Il Governo Prodi lascia con successo la lotta alla mafia, il giorno dopo essere stato eletto dalle politiche fu arrestato Bernando Provenzano dopo 40 anni di latitanza, mentre subito dopo essere caduto c'è stata l'importante retata che ha portato alle sbarre la mafia siculo/americana. Senza dubbio tutto ciò non sarebbe successo con il Governo Berlusconi, garantista con chi ha molti scheletri negli armadi, ovvero chi dovrebbe stare in galera e non nelle aule del Parlamento e del Senato. Ma Veltroni deve considerare che purtroppo non possiamo ancora permetterci il Tempo delle Mele, siamo solo alle patate, che tra l'altro sono aumentate di prezzo e questo è brutto segno.