Noi abbiamo una generazione di “brave persone” che nemmeno di fronte all’evidenza di un misfatto ammettono l’errore. In particolare la classe politica, da Mastella a Cuffaro, tanto per citare gli ultimi personaggi finiti nei guai con la giustizia, ma quale giustizia. Della serie Cetto Laqualunque: Primo grado: intuculooooooooooo; l’appello: intuculoooooooooooo; terzo grado: intuculoooooooooo. Bene, sorridiamo, prendiamoci per i fondelli, scherziamo con la mafia, tanto non esiste, fandonie dei magistrati corrotti e politicamente impegnati, le cosiddette toghe rosse. I politici non sbagliano mai, se lo fanno possono purificarsi quando vengono chiamati a raccolta da Ruini e vanno a baciare, intuculo anche loro, il Papa, poverino, primo inquisitore delle nostre anime, messo a tacere dall’Università La Sapienza di Roma.
Finora l’unico che ha pagato in Italia, il Bin Laden nostrano, è Adriano Sofri, che magari non è nemmeno un assassino, ma si è sempre rifiutato di rinnegare il periodo di Lotta Continua, pur essendone critico. Sofri si dice abbia ammazzato il commissario Calabresi, che a sua volta avrebbe potuto essere complice del presunto assassinio dell’anarchico Pinelli, secondo alcune ricostruzioni confutabili, ma Calabresi fu messo di mezzo per coprire altri misfatti, di qua forse la necessità di metterlo a tacere. Parliamo sempre al condizionale, perchè non c'è ancora nessuna verità, dopo oltre 35 anni di silenzi e menzogne. Sofri deve scontare l’ergastolo nonostante l’indulto abbia liberato assassini, che non hanno agito per una forma di ribellione ideologica, ma per il gusto di farlo, che appena usciti hanno nuovamente ammazzato. Perché invece Stefano Della Casa, che buttò una bomba al Bar Angelo Azzurro di Torino e uccise, anche se involontariamente, una persona, è libero ed è stato pure direttore del Torino Film Festival? Misteri italiani. Comunque sia, anche se l’omicidio non è premeditato, se butti una bomba l’intenzione di ammazzare c’è.
Alla fine siamo noi cittadini i ladri, quelli che non vogliono pagare le tasse, soprattutto i lavoratori dipendenti, i cosiddetti fannulloni di Montezemolo, coloro che per meno di mille euro al mese vanno a farsi ammazzare nelle fabbriche come in Afganistan, senza nemmeno avere gli indennizzi di una missione di guerra camuffata da pace. Poi chissenefraga se uno condannato a cinque anni di reclusione, resti presidente della Regione Sicilia, in fondo lui sposta milioni di voti a chi fa comodo e allora resti libero ed impunito. “Viva l’Italia, l'Italia che non ha paura. Viva l'Italia, l'Italia dimenticata e l'Italia da dimenticare, l'Italia metà giardino e metà galera, Viva l'Italia, l'Italia che lavora, viva l'Italia, l'Italia che resiste” (Testo di Francesco di Gregori).
domenica 20 gennaio 2008
domenica 6 gennaio 2008
Obama: è lecito sognare?
Si parte con la grande kermesse delle elezioni americane e mai come ora sono davvero basilari per il mondo intero. Volenti o nolenti la politica statunitense determina anche la vita degli altri paesi, per cui se vogliamo dire stop alla guerra in Irak, alle tensioni in Pakistan e Iran, per non parlare dell'Afghanistan, è giunta l'ora di voltare pagina negli States e cambiare direzione. Innanzitutto è importante mandare via Bush e coloro che lo appoggiano, tornare ai democratici e cambiare pelle alla politica americana. Ilary Clinton potrebbe rappresentare la novità, quella di avere una donna a capo della Casa Bianca, affascinante, ma è troppo altezzosa per essere presa in considerazione. Obama invece rappresenta davvero la novità, riportare al vecchio sogno americano di stampo kennedyano, che a tutti manca non come utopia di un mondo diverso, ma come realtà che deve suggestionare ed essere completata. Un lavoro cominciato negli anni cinquanta e sessanta da Martin Luther King, spezzato dal suo assassinio e di quelli dei due fratelli Kennedy, Prima JF e poi Bob.
L'attuale situazione mondiale è una scheggia impazzita che deve trovare una sterzata, anzi mettere la retromarcia e tornare ai tempi in cui si scendeva in piazza contro la guerra in Vietnam, per esaltare la pace e tornare a creare quell'armonia necessaria a vivere in pace dove si potrebbe essere più produttivi senza vendere armi e potere colà dove non ci siano governi saldi.
Obama, da non confondersi con Osama, che qualcuno potrebbe prendere a pretesto per spacciare cattiverie nei suoi confronti, deve avere l'appoggio da parte della gente di buona volontà, è giusto che gli Usa abbiano finalmente un presidente di colore, perchè è il paese più multietnico del pianeta ed è giunta l'ora che anche i coloured si sentino rappresentati nelle alte sfere. Sperando che non si viva un altro 11 settembre perchè la gente si spaventi e abbia paura a virare verso un nuovo governo. "Non abbiate paura", disse Woytjla un giorno, appunto, abbiamo coraggio tutti quanti. Anche chi non può apporre il suo voto sulla scheda, ma guarda con speranza al futuro del mondo.
L'attuale situazione mondiale è una scheggia impazzita che deve trovare una sterzata, anzi mettere la retromarcia e tornare ai tempi in cui si scendeva in piazza contro la guerra in Vietnam, per esaltare la pace e tornare a creare quell'armonia necessaria a vivere in pace dove si potrebbe essere più produttivi senza vendere armi e potere colà dove non ci siano governi saldi.
Obama, da non confondersi con Osama, che qualcuno potrebbe prendere a pretesto per spacciare cattiverie nei suoi confronti, deve avere l'appoggio da parte della gente di buona volontà, è giusto che gli Usa abbiano finalmente un presidente di colore, perchè è il paese più multietnico del pianeta ed è giunta l'ora che anche i coloured si sentino rappresentati nelle alte sfere. Sperando che non si viva un altro 11 settembre perchè la gente si spaventi e abbia paura a virare verso un nuovo governo. "Non abbiate paura", disse Woytjla un giorno, appunto, abbiamo coraggio tutti quanti. Anche chi non può apporre il suo voto sulla scheda, ma guarda con speranza al futuro del mondo.
giovedì 1 novembre 2007
Giustizia per le donne
Non è la prima volta che succede, non è l'ultima. La violenza degli uomini sulle donne. L'ultimo caso eclatante è quello di Giovanna a Roma. Non doveva capitare, non deve capitare più, dice Prodi. Succederà ancora, l'uomo quando si lascia prendere dall'istinto più becero, senza usare ragione e buonsenso, diventa il criminale più efferato. Diamo la caccia ai rumeni, facciamola facile, il comportamento di certi rumeni, di certi rom, hanno rotto i cosiddetti coglioni (scusate il termine), ma poteva accadere a chiunque, in qualsiasi parte del mondo, ad opera di un uomo qualsiasi. La forbice tra povertà e benessere è sempre più ampia e l'attrazione per il bel mondo, quello del Mulino Bianco, per intenderci, che per qualcuno esiste realmente, diventa una chimera da raggiungere, da perseguire ad ogni costo. In Brasile c'è gente ricchissima che si lamenta di non poter mettere al polso il suo Rolex d'oro perchè gli tagliano il braccio, oppure non possono uscire senza guardia del corpo per il timore di essere rapinati o peggio ancora rapiti. Dunque la libertà sbatte con questi controsensi: chi non ha nulla se ne sbatte perchè ha poco da perdere e in taluni casi la vita è una palla al piede da estirpare. Chi ha molto, troppo, teme per la sua incolumità, deve difendere il suo potere e le sue ricchezze.
Noi abbiamo paura del diverso, perchè viene a ledere quel poco che abbiamo, sinceramente le statistiche non depongono a favore dei rumeni e un certo timore è d'uopo, soprattutto sono le donne a subire maggiori paure, perchè c'è sempre un rumeno dietro l'angolo, ubriaco, che può colpirti. Il problema non il rumeno quanto tale, ma per come è stato educato in modo errato dalla sua società, dove la donna è buona solo come schiava e prostituta, dunque non hanno un minimo di rispetto per l'altro sesso. Qua da noi in Italia dovrebbero rendersi conto che abbiamo fatto battaglie, noi donne, per essere considerate alla pari, almeno come dignità, rispetto al maschio. Dunque loro, in quanto ospiti e stranieri devono adattarsi alla società italiana e rispettare le donne, per imparare a considerare esseri alla pari anche le loro fanciulle, per cui a questo punto sono le donne rumene a doversi ribellare ai loro uomini, questo aiuterà loro ma allo stesso daranno una mano anche alle straniere che non devono più temere di trovarsi a tu per tu con un uomo dell'est.
Ad ogni modo non dobbiamo fidarci nemmeno ciecamente degli italiani, abbiamo tragici esempi di omicidi efferati compiuti ad opera di perversi maschi italici, basta solo citare la strage del Circeo di alcuni anni fa o altri omicidi senza movente e assassinii, come quello di Via Poma, per esempio o anche più recentemente a Garlasco. Spesso il criminale si nasconde dietro la porta di casa, oggi basta una negazione, una risposta sbagliata a far saltare le poche certezze che ormai esistono dentro al cervello umano.
Non bisogna dimenticare i doveri dell' amministrazione pubblica che deve sforzarsi a dare maggiore sicurezza alle città. Tornando al fatto di Roma del 31 ottobre scorso, come si fa a mettere una fermata d'autobus in una zona depressa, buia e di poco passaggio? Magari non succede nulla per anni, ma prima o poi quel qualcosa che tutti temono può sempre capitare e non è giusto che una donna debba sempre uscire accompagnata da qualcuno. La libertà è sacra per tutti, anche quella di uscire e aspettare pazientemente il bus il cui ritardo a volte può essere letale.
Noi abbiamo paura del diverso, perchè viene a ledere quel poco che abbiamo, sinceramente le statistiche non depongono a favore dei rumeni e un certo timore è d'uopo, soprattutto sono le donne a subire maggiori paure, perchè c'è sempre un rumeno dietro l'angolo, ubriaco, che può colpirti. Il problema non il rumeno quanto tale, ma per come è stato educato in modo errato dalla sua società, dove la donna è buona solo come schiava e prostituta, dunque non hanno un minimo di rispetto per l'altro sesso. Qua da noi in Italia dovrebbero rendersi conto che abbiamo fatto battaglie, noi donne, per essere considerate alla pari, almeno come dignità, rispetto al maschio. Dunque loro, in quanto ospiti e stranieri devono adattarsi alla società italiana e rispettare le donne, per imparare a considerare esseri alla pari anche le loro fanciulle, per cui a questo punto sono le donne rumene a doversi ribellare ai loro uomini, questo aiuterà loro ma allo stesso daranno una mano anche alle straniere che non devono più temere di trovarsi a tu per tu con un uomo dell'est.
Ad ogni modo non dobbiamo fidarci nemmeno ciecamente degli italiani, abbiamo tragici esempi di omicidi efferati compiuti ad opera di perversi maschi italici, basta solo citare la strage del Circeo di alcuni anni fa o altri omicidi senza movente e assassinii, come quello di Via Poma, per esempio o anche più recentemente a Garlasco. Spesso il criminale si nasconde dietro la porta di casa, oggi basta una negazione, una risposta sbagliata a far saltare le poche certezze che ormai esistono dentro al cervello umano.
Non bisogna dimenticare i doveri dell' amministrazione pubblica che deve sforzarsi a dare maggiore sicurezza alle città. Tornando al fatto di Roma del 31 ottobre scorso, come si fa a mettere una fermata d'autobus in una zona depressa, buia e di poco passaggio? Magari non succede nulla per anni, ma prima o poi quel qualcosa che tutti temono può sempre capitare e non è giusto che una donna debba sempre uscire accompagnata da qualcuno. La libertà è sacra per tutti, anche quella di uscire e aspettare pazientemente il bus il cui ritardo a volte può essere letale.
domenica 28 ottobre 2007
Grattacielo San Paolo Imi? Non sono d'accordo
Mi unisco a chi non vuole la costruzione del grattacielo del San Paolo Imi che si dovrebbe costruire in Corso Inghilterra a Torino. Essendo una pasoliniana convinta sono contraria alla deturpazione del territorio. Se Torino vuole "rinascere" come città turistica deve cercare di avere un'edilizia più armoniosa con il territorio, evitando certi obbrobri che hanno rovinato l'estetica della città. Torino non è certo un esempio di armonizzazione architettonica, anche nelle nuove costruzioni che sono andate a coprire vecchie fabbriche dismesse o zone cosiddette depresse.
Torino ha già dato nel boom indistriale degli anni sessanta, quando le sue ricchezze naturali, collina e montagne, sono state coperte da alveari che hanno instristito e ingrigito quello che invece era un panorama eccelso: la catena delle Alpi da una parte e appunto i colli dall'altra.
Chiamparino ha detto che non è più il tempo di fare battaglie ideologiche, rispondendo agli scettici che non vogliono la costruzione del grattacielo. Caro Sindaco, non è una battaglia ideologica, è buonsenso e amore verso la propria città, visto che ci dobbiamo abitare e spesso subire le decisioni amministrativo/politico che non tengono mai conto delle esigenze del cittadino.
Vorrei chiedere a Chiamparino se anche la ricostruzione del Filadelfia è una battaglia ideologica o meno, ma non ci si può aspettare nulla di buono dall'amministrazione cittadina, che da anni, ormai secoli, non ha saputo difendere il monumento che ricorda le gesta di una grande squadra, come il Torino di Mazzola. In altre città sarebbe diventato un museo (con annesso anche un business importante) a Torino è rimasto maceria.
Torino ha già dato nel boom indistriale degli anni sessanta, quando le sue ricchezze naturali, collina e montagne, sono state coperte da alveari che hanno instristito e ingrigito quello che invece era un panorama eccelso: la catena delle Alpi da una parte e appunto i colli dall'altra.
Chiamparino ha detto che non è più il tempo di fare battaglie ideologiche, rispondendo agli scettici che non vogliono la costruzione del grattacielo. Caro Sindaco, non è una battaglia ideologica, è buonsenso e amore verso la propria città, visto che ci dobbiamo abitare e spesso subire le decisioni amministrativo/politico che non tengono mai conto delle esigenze del cittadino.
Vorrei chiedere a Chiamparino se anche la ricostruzione del Filadelfia è una battaglia ideologica o meno, ma non ci si può aspettare nulla di buono dall'amministrazione cittadina, che da anni, ormai secoli, non ha saputo difendere il monumento che ricorda le gesta di una grande squadra, come il Torino di Mazzola. In altre città sarebbe diventato un museo (con annesso anche un business importante) a Torino è rimasto maceria.
sabato 27 ottobre 2007
Mi presento
Mi chiamo Marina Beccuti, faccio la giornalista di sport da qualche anno, mi occupo principalmente di calcio e F1. E' un ambiente difficile, dove si lavora molto e si guadagna poco, soprattutto per chi, come me, ha quasi sempre lavorato sui siti web. In questi anni ho avuto però occasione di conoscere molte persone, soprattutto alcuni giornalisti scomodi che hanno cominciato ad indagare sulle malefatte del calcio prima ancora che scoppiasse Calciopoli. Prima mi sono occupata di Torino, ora scrivo di Fiorentina, che è la mia squadra del cuore, anzi sono tifosissima e non lo dico solo ora che sta andando bene, lo dicevo con orgoglio anche quando è andata in C2 e si chiamava Florentia Viola, ho ottimi ricordi di quella stagione, a testa alta. Amo anche moltissimo la F1 anche se da quando se n'è andato Senna qualcosa si è rotto dentro di me, perchè lui ha rappresentato per me il mito che mi porterò dentro per sempre. Non sono ferrarista, ma tifo McLaren, chiunque siano i suoi piloti. Ho amato Hakkinen e poi Raikkonen, ora senza dubbio seguirò Hamilton, il quale forse è il primo pilota dopo Senna che mi ha fatto vivere emozioni che credevo si fossero sopite da quel tragico 1 maggio 1994. Il mio campione preferito di calcio è Manuel Rui Costa.
Mi piace la musica, la politica, leggere libri, in particolare adoro Camilleri e il suo Montalbano, sono belle storie, intriganti, riflessive dove viene fuori quel pezzo di Sicilia in cui mi vorrei riconoscere e non "sporcata" dalla mafia. E poi c'è il mare, che io adoro, che considero il mio grande amante. Musica? Inglese e brasiliana. Pink Floyd, Genesis, John Lennon, Peter Gabriel, Eagles, David Bowie, Sinead O'Connor, Kate Bush, per parlare dei classici, più recenti Archive, Coldplay, Nelly Furtado, Pink, tanto per citare i primi che mi vengono in mente. Della musica brasiliana mi piace la Bossa Nova, Jobim, Vinicius de Morais, Chico Buarque, così il tropicalismo di Veloso, Gil, ma amo tutti gli autori brasiliani, recenti e meno.
Politica? Il mio sogno è riavere un altro sogno, un Bob Kennedy che torni e riprendi in mano il mondo, parlando di pace, ma non solo, di diritti civili che ormai vengono a mancare per colpa della perversione del capitalismo, della finanza, del profitto, come disse il grande sociologo brasiliano Betinho.
Religiosa? No laica, ma credo che ci voglia una filosofia di vita e quella impostata da Gesù, visto come uomo di lotta, è la più importante e formativa per vivere un'esistenza davvero umana. Per questo mi piace seguire la Teologia della Liberazione di Leonardo Boff, Padre Casaldaliga, soprattutto Frei Betto, unire il Nuovo Testamente al marxismo, per ridare dignità all'essere umano.
Tra i desideri vorrei che fosse tolto il Nobel alla Pace a Kissinger per donarlo alle Madres de Plaza de Mayo, stoiche, determinate, coraggiose, dolcissime, indomite, davanti alle quali mi inchino e vorrei facessero tutti. Il politico che avrei voluto conoscere, anzi toccargli la mano? Salvador Allende. Per me l'11 settembre è anche il triste ricordo della presa de La Moneda, bombardata per volere della Cia... Un politico italiano? Pietro Ingrao. Degli attuali nessuno mi soddisfa appieno, diciamo che mi manca gente come Enrico Berlinguer e Sandro Pertini.
Mi piace la musica, la politica, leggere libri, in particolare adoro Camilleri e il suo Montalbano, sono belle storie, intriganti, riflessive dove viene fuori quel pezzo di Sicilia in cui mi vorrei riconoscere e non "sporcata" dalla mafia. E poi c'è il mare, che io adoro, che considero il mio grande amante. Musica? Inglese e brasiliana. Pink Floyd, Genesis, John Lennon, Peter Gabriel, Eagles, David Bowie, Sinead O'Connor, Kate Bush, per parlare dei classici, più recenti Archive, Coldplay, Nelly Furtado, Pink, tanto per citare i primi che mi vengono in mente. Della musica brasiliana mi piace la Bossa Nova, Jobim, Vinicius de Morais, Chico Buarque, così il tropicalismo di Veloso, Gil, ma amo tutti gli autori brasiliani, recenti e meno.
Politica? Il mio sogno è riavere un altro sogno, un Bob Kennedy che torni e riprendi in mano il mondo, parlando di pace, ma non solo, di diritti civili che ormai vengono a mancare per colpa della perversione del capitalismo, della finanza, del profitto, come disse il grande sociologo brasiliano Betinho.
Religiosa? No laica, ma credo che ci voglia una filosofia di vita e quella impostata da Gesù, visto come uomo di lotta, è la più importante e formativa per vivere un'esistenza davvero umana. Per questo mi piace seguire la Teologia della Liberazione di Leonardo Boff, Padre Casaldaliga, soprattutto Frei Betto, unire il Nuovo Testamente al marxismo, per ridare dignità all'essere umano.
Tra i desideri vorrei che fosse tolto il Nobel alla Pace a Kissinger per donarlo alle Madres de Plaza de Mayo, stoiche, determinate, coraggiose, dolcissime, indomite, davanti alle quali mi inchino e vorrei facessero tutti. Il politico che avrei voluto conoscere, anzi toccargli la mano? Salvador Allende. Per me l'11 settembre è anche il triste ricordo della presa de La Moneda, bombardata per volere della Cia... Un politico italiano? Pietro Ingrao. Degli attuali nessuno mi soddisfa appieno, diciamo che mi manca gente come Enrico Berlinguer e Sandro Pertini.
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